Mostra di Edward Hopper – Palazzo Reale di Milano





Palazzo Reale di Milano



Edward Hopper
14 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010



Per la prima volta, Milano e Roma rendono omaggio all’intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo con una grande mostra antologica, senza precedenti in Italia, che comprende più di 160 opere.

L’evento è promosso dal Comune di Milano – Cultura e dalla Fondazione Roma – a cui va riconosciuto l’impulso iniziale alla realizzazione del progetto – uniti per la prima volta in una partnership cultu¬rale, con Arthemisia, il Whitney Museum of American Art e la Fondation Hermitage di Losanna.





Edward Hopper


Self-Portrait (Autoritratto), 1903-1906
Olio su tela, 65,88 x 55,88 cm
Whitney Museum of American Art, New York;
lascito di Josephine Nivison Hopper 70.1253
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Fotografia di Sheldan C. Collins





Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.

Le prime sezioni “Autoritratti”, “Formazione e prime opere. Hopper illustratore” e “Hopper a Parigi” illustrano un gruppo di promettenti autoritratti, le opere del periodo accademico e quindi gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino, come il noto dipinto Soir Bleu (1914). La sala dedicata a “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, con capolavori fra cui Night Shadows (1921) e Evening Wind (1921), mette in evidenza la sua tecnica elegante e quel “senso di incredibile poten¬zialità dell’esperienza quotidiana” che riscuote grande successo e che segna l’inizio di una felice carriera.

Nella sezione titolata “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, che celebra la straordinaria mano di Hopper disegnatore e il suo metodo di lavoro, viene presentato un gruppo significativo di di¬segni preparatori per esempio per <em<Morning Sun (1952) e per il precedente New York Movie (1939), nei cui bozzetti si può vedere chiaramente come prenda forma la figura femminile: all’inizio è quasi un ritratto della moglie Jo (sua unica modella) per poi giungere alla “maschera” del cinema – uno dei temi prediletti dall’artista – assorta nei suoi pensieri e bella come una diva. Questa sezione svela quanto il “realismo hopperiano” sia spesso il frutto di una sintesi di più immagini e situazioni colte in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero. In mostra eccezionalmente anche uno dei suoi Record books, i famosi taccuini che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio.


Edward Hopper


Morning Sun (Sole del mattino), 1952
Olio su tela, 71,44×101,93 cm
Columbus Museum of Art, Ohio;
acquisizione dal Howald Fund, 1954.031

Edward Hopper


Girlie Show, (Lo spogliarello), 1941
Olio su tela, 81,28 x 96,52 cm
Collezione Fayez Sarofim





Nelle sale dedicate a “L’erotismo di Hopper” la mostra riunisce invece alcune delle più significative immagini di donne in stati contemplativi, perlopiù nude o semi svestite, da sole e in interni, che insieme alle opere della sezione “L’essenza dell’artista: tempo, luogo e memoria” illustrano al meglio la poetica dell’artista, il suo discreto realismo e soprattutto l’abilità nel rivelare la bellezza nei soggetti più comuni, usando spesso un taglio cinematografico, molto apprezzato dalla critica.

Hopper è stato per lungo tempo associato a suggestive immagini di edifici urbani e alle persone che vi abitavano, ma più che i grattacieli – emblemi delle aspirazioni dell’età del jazz – egli preferiva le fatiscenti facciate rosse di negozi anonimi e i ponti meno conosciuti. Tra i suoi soggetti favoriti vi sono scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, spesso intravisti dietro le finestre da un treno in corsa, immagini di tavole calde, sale di cinema, divenute delle vere e proprie icone, come testimoniano alcuni celebri capolavori esposti: Cape Cod Sunset (1934), Second Story Sunlight (1960) e A Woman in the Sun (1961). Hopper realizza anche notevoli acquerelli, durante le estati trascorse a Gloucester (Massachusetts), nel Maine, e a partire dal 1930, a Truro (Cape Cod). Difficile vedere il mare in quelle opere che raffigurano piuttosto dune di sabbia arse dal sole, fari e modesti cottage, animati da sensuosi contrasti di luce e ombra. Dipinti che evocano sempre delle storie pur lasciando irrisolte le motivazioni dei personaggi.


Edward Hopper


Dawn in Pennsylvania,
(Alba in Pennsylvania), 1942
Olio su tela, 61,9 x 112,4 cm
Terra Foundation for American Art,
collezione Danel J. Terra, Chicago, Illinois, 1999.7
Fotografia: Courtesy of Terra Foundation for American Art

Edward Hopper


Stairway at 48 rue de Lille, Paris
(Scale del 48 di Rue de Lille, Parigi), 1906
Olio su legno, 33,02 x 23,5 cm
Whitney Museum of American Art, New York;
lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.1295
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Fotografia di Jerry L. Thompson


La mostra è arricchita di un importante apparato fotografico, biografico e storico, in cui viene ripercorsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un’occasione dunque per capire meglio anche la nuova crisi di oggi e l’America di Barack Obama.

Nel catalogo, edito da Skira, i saggi di: Carter Foster, Carol Troyen, Sasha Nicholas, Goffredo Fofi, Demetrio Paparoni, Luigi Sampietro.




Courtesia Arthemisia
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~ by Stampfli & Turci on September 14, 2009.

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